San Felice (storia del paese)

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San Felice è un piccolo paese di alta collina (650 metri sul livello del mare) adagiato sul monte della croce e raggiungibile mediante una sola strada recentemente asfaltata (2015), che si arrampica in salita per circa 2 chilometri dalla strada provinciale. Il paese è storicamente suddiviso in tre aree, a cui si somma la collina della chiesa:

La Torre: L’area dotata della migliore osservazione del panorama e della strada di accesso. La Torre di San Felice è costituita da un vicolo in salita costeggiato da ambo i lati dalle abitazioni e il cui termine superiore rappresenta la porta di accesso alle montagne (tutte le direzioni).

Le Case alte: questa zona è in realtà più in alto della zona “La Torre” ma non è dotata dello stesso panorama di osservazione delle vie di accesso al paese e rimane scomoda come accesso alla montagna (se non tramite un sentiero di raccordo alla strada principale per tutte le direzioni, presente nella zona della Torre.

Le Case basse: un’area prospiciente la chiesa costituita da due blocchi abitativi.

  • La casa di Lisetta (Elisa Buselli), oggi acquistata e parzialmente restaurata da Metello Gregori, la quale, unita all’abitazione di Ettore Buselli (noto con il nome di Ponzano), sembra che secoli addietro fosse adibita a taverna e locanda per viandanti;
  • Le due case dei Tini sopra la Chiesa.

La chiesa: datata 1333, piccola e rifinita, è ancora intatta e contiene la statua di gesso di Santa Eurosia, la santa protettrice del paese che viene portata in processione la seconda domenica di agosto di ogni anno.

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XVI – 1580 (preesistenze intero bene)

Poche e frammentarie sono le notizie su questa chiesa. Facente parte della frazione di Perticano, prima di divenire frazione di Sassoferrato (come è oggi), la comunità non aveva un parroco che risiedeva stabilmente in canonica fino al XIX secolo. Nel 1580 il Vescovo Mannelli nella sua visita pastorale ammoniva gli abitanti perché restaurassero la chiesa che rischiava di crollare. A quell’epoca la chiesa era prebenda di San Pietro.

Come si può notare, lo stato esterno dell’edificio non versa nelle migliori condizioni, così come l’interno della struttura. L’incuria in cui versa la chiesa è principalmente dovuta alla bassa densità della popolazione, oramai prossima allo zero e al conseguente abbandono da parte della funzione storica di parroco locale, che vede oggi la chiesa aperta limitatamente alle messe su prenotazione per la festività del paese estiva che si celebra la seconda domenica di agosto. Come si può vedere dalla foto sopra indicata, l’ala destra è stata aggiunta sbilanciando simmetricamente la struttura. L’ampliamento della chiesa risale all’anno 1895 ed è certificata dal documento originale di certificazione delle spese sostenute dall’allora parroco per il restauro e l’ampliamento della chiesa.

L’edificio, che si erge fuori dai tre abitati della frazione di San Felice, è composto con aula unica e abside piatta.

Annesso alla chiesa è l’edificio parrocchiale già presente nelle mappe catastali ottocentesche assieme alla chiesa ma restaurato come sopra si evince nel 1895.

L’edificio è costituito da muratura di pietra calcarea, ad oggi intonacata, ma di cui si scorge l’anima in pietra nella parte inferiore in cui l’intonaco è venuto via. Il frontale della facciata è di tipo tradizionale con piccolo portale di ingresso sopra cui è collocata una finestra di tipo “termale”, al di sotto della quale vi è un’epigrafe datata MCMV, restaurata da Elisa e Gentile Terzoni nel primi anni ’60. La facciata è racchiusa da un ordine gigante di paraste sormontate da trabeazione e timpano. L’interno è un’aula unica scandita da lesene che ritmano lo spazio e dalla trabeazione tinteggiata in azzurro che ne arricchisce gli interni.

La copertura dell’edificio è composta di solai lignei di tipo tradizionale, con coppi e pianelle di laterizio. La chiesa è voltata a botte con crociere nelle quali si aprono le finestre dalla parte sinistra, dove il fianco è libero da costruzioni.

 

1903 – 1920 (restauro intero bene)

Intorno all’inizio del secolo ci furono lavori di restauro e fu innalzata la copertura. Sulla facciata, sotto la finestra c’è una lapide con l’iscrizione documentaria di questi lavori che si conclusero nel 1905. Solo nel 1920 la chiesa fu dotata di un fonte battesimale, mentre prima gli abitanti venivano battezzati nella frazione di Casalvento, a pochi chilometri dal paese di San Felice.

Interessante il documento della “recente” visita pastorale del 1935 in cui viene redatto documento dettagliato dello stato della comunità di San Felice, inclusa la lista dei parroci dal 1700 alla data dello scrivente, e una preziosa lista dei beni e possedimenti della parrocchia.

Storia

La datazione delle prime fondazioni non è disponibile malgrado i tanti sforzi fatti in questa direzione dal nostro progetto SFSFS. Nelle prime carte delle Marche Anconetane (1620), il paese non era segnato sulle mappe, anche se la chiesa, di datazione 1333 era già presente, a confermare la presenza anche del paese.

Le prime tracce di censimento della popolazione risalgono al 1817, con la carta della conta delle anime, e i successivi documenti di “stato delle anime” che confermano la popolazione in un centinaio di abitanti massimo circa, già riuniti in una Parrocchia che ufficialmente inviava documenti alle sedi centrali nei primi anni dell’800.

San Felice oggi è un paese vissuto principalmente nei mesi estivi dalle famiglie di vacanzieri, storicamente è stato un luogo di agricoltura e allevamento, dotato di una Congregazione Agraria di cui sono presenti molti documenti rendicontativi, a dimostrazione di un’unità produttiva coesa e capace di mutuo soccorso.

Un piccolo paese abitato da generazioni di padri e figli con l’amore per i campi, per l’allevamento, per i boschi di legna da tagliare, per la musica di fisarmonica, il buon vino e per le feste di paese da onorare.

La guerra

Salvo i racconti di coloro che vissero il periodo di guerra a San Felice, per lo più vedendo gli uomini partire per l’Albania e gli altri terreni di battaglia esteri, il paese è stato graziato dai bombardamenti e lo spiegamento di sangue.

Il libro “cuori partigiani” di Biagio Cristofaro, racconta le imprese del gruppo partigiano “Tigre” nei paesi di Piaggiasecca, Perticano, Isola Fossara e le aree limitrofe, senza mai nominare il paese di San Felice.

Francesca Brunamonti (nota come Checchina) raccontava di quando ancora non sposata, era costretta ad indossare un anello per ottenere il rispetto dei soldati tedeschi, affinché non considerassero le donne “libere” e non si trovassero quindi a ricevere avance scomode da rifiutare.

Il terremoto del 1996

Da tempo immemorabile nella zona, al confine tra Marche e Umbria, si avvertivano piccole scosse di terremoto, ma ormai nei piccoli paesi ci si era abituati a questo fenomeno.

Nella notte del 26 settembre 1997, alle ore 2,33, una scossa di magnitudo 5,5, (VIII grado della scala Mercalli), colpì la dorsale appenninica, interessando un’ampia area tra le Marche e l’Umbria,

Alle 11,42 dello stesso giorno,ci fu la scossa più violenta, magnitudo 6,1, (IX grado della Mercalli), dopo le due vittime della notte ce ne furono altre otto, tra queste 4 persone si trovavano all’interno della Basilica di San Francesco, per verificare i danni alla volta dipinta da Giotto e Cimabue.
Seguirono altre scosse e lo sciame sismico durò per molti mesi. Le vittime furono undici e i danni ai beni artistici e culturali furono considerati dagli esperti come “incalcolabili”.
Il paese di San Felice è stato interessato parzialmente dal terremoto, ed in modo anomalo. L’area della Torre è stata danneggiata solo nella parte destra della strada. La via infatti divide in due il paese. Le case a destra (il “casone”) hanno riportato danni ingenti mentre le case dall’altro lato della via (larga solo tre metri) sono rimaste intatte.
Il paese ha subito una lunga fase di restauro sostenute dai finanziamenti del Comune di Sassoferrato, che ha interamente ricostruito e messo in sicurezza le abitazioni dotandole di un assetto antisismico e stabilizzazioni imponenti, che rendono oggi le abitazioni completamente antisismiche.
Per 10 anni (1996-2006) gli abitanti sfollati hanno vissuto dapprima in container di emergenza e poi in casette di legno prefabbricate che sostituirono i container donati dalla protezione civile, ad oggi ancora ubicate, benché malridotte, nei pressi della chiesa.

Le Famiglie

Le principali famiglie censite negli ultimi secoli sono riportate nel seguente spaccato.

 

Documenti storici

1289 aprile 23

In un documento riguardante la lite tra gli uomini di Costacciaro e il monastero di S. Andrea dell’Isola dei figli di Manfredo si citano gli uomini «de Sancto Felice de Monte Bullo et C(er)queto et Mazio».

(Carte di Fonte Avellana 7, a cura di E. Baldetti, Fonte Avellana 2000, p. 335.)

1368 luglio 22

Il vescovo approva la vendita di certi beni ecclesiastici.
Atto in Gubbio, nel quartiere di S. Giuliano, nel palazzo vescovile. Presenti i testimoni Nicolello di Sante di Ceccolo e don Giovanni di Balduccio di Vengolo canonico eugubino.
Avanti a fra’ Giovanni, vescovo di Gubbio, si presenta fra’ Giovanni, amministratore e governatore[1] delle cose e dei beni “Ecclesie S. Jeronimi de Pascilupo Eugubinae Diocesis” immediatamente soggetta al vescovo eugubino, ed espose e narrò che egli “pro fabrica et augmento dicte Ecclesiae” vendette ed alienò a Cagno di Vengolo della villa di S. Felice, distretto di Sassoferrato, che acquistò per se e per il fratello, un pezzo di terra una volta lasciata alla detta chiesa da un certo testatore per la propria anima. Il pezzo di terra si trovava nella villa di S. Felice, al voc. “Fondo de la noce” e confinava: sul primo lato e sul II con il detto Cagno, sul terzo con le cose del monastero “S. Miliani de coniunctolis”, sul IV con Sante di Balduccio. La terra era stata venduta per 10 libbre di denari ravennati e frà Giovanni asserisce che detta somma fu convertita tutta nelle spese per fabbricare e aumentare la chiesa predetta. Pertanto fra’ Giovanni supplica umilmente il vescovo Giovanni e degnarsi di ratificare, approvare e confermare la vendita di detta terra. Il vescovo, ascoltato il racconto, e ricevuta la garanzia che il presso della vendita fu convertito nella fabbrica e nell’aumento della chiesa, approva e ratifica la vendita.

AVG, Manoscritti, 94, p. 33; SASG, Fondo Notarile, prot. 10, c. 12r.

[1] E’ questo il primo documento che attesta la presenza di almeno un frate presso la chiesa di S. Girolamo di Pascelupo. Non è indicato se egli operi in nome di altri confratelli, né in nome di un capitolo. Era forse solo? Era il primo di una comunità? Di certo aveva fatto restaurare e, forse, ingrandire la chiesa. Non si parla di altre fabbriche necessarie per ospitare una comunità.

 

1429 marzo 28

Matrimonio. Atto stipulato nel castello di Pascelupo, comitato di Gubbio, nella casa del comune posta nei pressi della porta del castello e confinante su tutti i lati con i beni del comune di Pascelupo. Matteo di Benvegnate della villa di S. Felice, comitato di Sassoferrato, promette a Domenico di Luca di dargli per sposa la figlia Lucia. La dote è fissata in 18 fiorini.

Nello stesso giorno Matteo consegna a Domenico un pezzo di terra lavorata posto nella curia del castello di Pascelupo voc.° [in bianco] confinante:

– su un lato la via comune;
– su un altro le cose di S. Angelo [2];
– su un altro le cose di Pasqua di Domenico di Pascelupo;
– altri lati.

Il tutto del valore di 18 fiorini.

SASG, Fondo Notarile, prot. 76, cc. 64r-v.

[2] Il riferimento è alla chiesa di S. Angelo.

 

1678 novembre 9

Il cellerario di S. Girolamo su alcune terre avute in affitto dagli uomini di S. Felice.

Copi

“Il padre Celestino cellerario dell’eremo di S. Girolamo di Monte Cucco produsse una scrittura d’affitto contenente che gli Huomini e Consiglieri al n.ro di 16 della Villa di S. Felice di Sassoferrato concedono in nome d’affitto alli detti padri per pascolo e per taglio di legne un tenimento di terre sodivo e sterpato posto nelle pertinenze della suddetta villa in voc.° il Valle della Metola[3], i fini del quale sono da capo la via commune cominciando dai forticelli sino al colle di Piaggia Pendole, da piedi il fiume, da un lato del mezzo in giù i Gubbini e dal mezzo in su Pier Andrea di Batisto, per nuove anni con gl’infrascritti patti e conditioni.

(omissis)”.

SASG, Fondo Corporazioni Religiose Soppresse, 330, fasc. 4, sub B-33.

[3] Nel 1827 i frati di S. Girolamo fecero copiare il catastino della villa di S. Felice desumendolo dal catasto Tiroli di Sassoferrato redatto, presumibilmente, attorno al 1750-1760. La particella n. 353, di proprietà della “Comunella di S. Felice”, identifica “Terra vastugliata [pietrosa] con scogli vocabolo Valle della Metala, il Forte, la Costa e li Campitelli” (SASG, Fondo Corporazioni Religiose Soppresse, 330, fasc. 32, sub U-64).

Consiglio comunale del 1836 (Fonte R. Franciolini)
Sulla Settima proposta:
Il Consigliere Sig. Domenico Troiani dice che sarebbe di parere che debbano nominarsi in Deputati per la Verifica del Bestiame per le parrocchie di Coldellanoce, Coccore e Pantana il Consigliere Sig. Sante Strampelli, per quelle di Casalvento e S. Felice il Consigliere Sig. Lorenzo Grassi, per uelle di Montelago, Liceto, e Gaville il Sig. Andrea Petrucci, per quelle di S. Egidio e Frassineta il Consigliere Sig. Ubaldo Petrucci , per quelle di Castiglioni, Venatura e Morello il Consigliere Ubaldo Silvi Serafini, per quelle di Cabernardi e Castagna il Consigliere Sig. Angelo Paci, per quelle di Rotondo, Catobagli, Capoggi e Caparucci il sig. Albertino Alberini, per quella di Monterosso
il Consigliere il Sig. Antonio Corneli, per quelle di S. Giovanni e Coldape il Consigliere Aleandri, per quelle di Murazzano, Scorzano e S. Facondino il Consigliere Sig. Domenico Vianelli, e per quella di S. Pietro Collegiata il Consigliere Sig. Pietro Agostini.
Si passa alle votazioni
…si approva.

Stato di Anime della Parrocchia di S. Felice – 1859 (Fonte R. Franciolini)
(da Archivio storico comunale di Sassoferrato – carteggio popolazione)
Numero componenti
ANDREOLI Ottavio Possiede sola casa 7
BUSELLI Biagio Colono 9
BONANNI Sante Piccolo possidente 4
CAPRARI Romualdo Possidente 8
CRUCIANI Ubaldo Inquilino 5
GREGORI Gregorio Colono 8
GREGORI Paolo Possidente 4
MASSI Maria Possidente 4
NOTI Antonio Possiede sola casa 4
NOTI Pietro Piccolo possidente 8
NOTI Carlo Colono 6
TERSONI Pietro Possidente 5
TRA…. Sebastiano Piccolo possidente 7
TINI Girolamo Piccolo possidente 4
TERSONI Silvestro Possidente 5
TERSONI Camillo Possidente 7
ZOPPI Maria Santa Inquilina 3
MANCINI Giovanni Piccolo possidente 7
GREGORI Maria Antonia ha la sola casa 2
STEFANELLI Marco Colono 10
NORI Girolamo Colono 10

Trend demografico dal 1868 (Fonte R. Franciolini)
Da un documento del Ministero dell’Agricoltura del 1868 si rileva che gli abitanti della parrocchia erano 136.
Nel secondo dopoguerra le famiglie erano 23 e gli abitanti 200.
Più precisamente, per il censimento generale della popolazione del 1951, gli abitanti dell’intera frazione erano 116, di cui a S. Felice propriamente detto erano 47 e alla Torre 62.
Al censimento di dieci anni dopo gli abitanti in totale scendono a 76.
Nel 1971 la popolazione scende a 57 abitanti, la maggior parte nelle case sparse ( a S. Felice sole 26 persone).
Vicario Economo era Don Placido Evangelisti, nominato il 28 ottobre 1951.

Spunti tratti dalla Storia di Sassoferrato di don Alberico Pagnani,
Sassoferrato, edizione 1975, pag. 291/292.

“San Felice è una piccola frazione di poche case sparse.
La chiesa si trova a notevole altitudine di m. 585 e dista da Sassoferrato sei chilometri. Nel 1894 aveva 150 abitanti [mia aggiunta:
nel 1951 scendono a 166 – di cui 62 alla Torre; lo spopolamento è inarrestabile: nei censimenti del 1961 e 1971 calano rispettivamente a
76 e 57.]

La chiesa dedicata a S. Felice papa e martire, nel 1903 fu allungata e alzata a spese del beneficio, dei parrocchiani e del governo, come si
legge in una carta dell’archivio parrocchiale. Esso comincia nel 1742.
Nelle Collettorie Vaticane dell’anno 1333 si trova che S. Felice pagava la decima con soldi 10 e denari 6 ravennati ogni semestre, tassa
piuttosto alta, segno di buona rendita, mentre nel 1816 era poverissima.
Infatti ebbe allora un fondo, già appartenente alla badia di S. Emiliano, da cui un tempo la chiesa certamente dipendeva.
Nel 1580 la chiesa fu visitata dal vescovo di Nocera Mannelli. Non vi era la casa parrocchiale. Le famiglie allora erano 16. Allora il beneficio era una prebenda canonicale di S. Pietro del Castello di Sassoferrato e quindi era rettore il canonico don Andrea Delfini. La chiesa era poverissima. I muri esterni erano appoggiati da speroni, che
a loro volta abbisognavano di restauro che il vescovo ordinò al rettore ed ai parrocchiani di fare.
Nel 1920 la chiesa ebbe il battistero. In precedenza i neonati erano battezzati nella vicina Casalvento.”

Fronti di ricerca attualmente aperti

  • Castello della Metula (o Metola)
    Una volta rintracciata una mappa storica di S. Felice sarà possibile identificare con precisione dove erano ubicati il duecentesco castello di Metula e – in parte o in totale – la sua curia.
  • Primi insediamenti
    Sono in fase di ricerca informazioni sui primi insediamenti precedenti le testimonianze del 1289
  • Referenze dell’ordine dei Cavalieri Templari
  • Ricerca della Torre di avvistamento
  • Ricerca di informazioni inerenti la fondazione della chiesa e la datazione storica della stessa, ad oggi datata al 1333, ma senza fonte certa.