La madonna di Monte Cucco nella chiesa di Perticano

chiesa-di-perticano-madonna-di-montecuccoNella chiesa di Perticano è ospitata la statua della “Madonna di Monte Cucco”, una statua scolpita nel 1600 circa da un anonimo eremita che soggiornò nell’eremo di Monte Cucco (noto con il nome appropriato di Eremo di San Girolamo).

LA MADONNA DI MONTECUCCO

Relazione di d. Francesco Berardi:

“La Chiesa di Perticano, prima di esser messa a nuovo, aveva due Altari laterali con nicchia e sportello di vetro, dove erano collocate, in una, la statua dell’Addolorata e nell’altra, a destra, la statuetta della Madonna, venerata sotto il titolo di “Madre di Misericordia”. Alla parete erano appese candele, annerite dal fumo e dalla polvere, con alcuni cuori votivi di argento, anneriti dal tempo.

Ve ne erano anche dei recenti e tutti si conservano. Attorno alla nicchia, incavata nel muro, per quanto era la lunghezza dell’altare, appariva nella parete una modesta decorazione; festoni di fiori che si staccavano dall’aureola dipinta nel centro, quasi a toccare il soffitto, e discendevano al livello del gradino dell’altare. Questo, a differenza degli altri, richiamava l’attenzione di chi entrava per la prima volta in Chiesa. Alle “Litanie” si aggiungeva “Mater Misericordiae”, che feci sospendere, ed oggi non so rendermi conto per quale motivo.

Cercai tra libri e carte parrocchiali, ma non trovai nessuna memoria scritta. Mi fece poi meraviglia il silenzio del Parroco Don Domenico Caramici , che nel 1772 aveva redatto l’inventario. È certo che la statuetta raffigurante la Vergine, con il Bambino tra le braccia, era già in venerazione.

Mi fu subito narrata la provenienza della sacra immagine, non solo dai vecchi del luogo, ma anche dai P. P. Eremiti Cam. di Montecucco. La narrazione è autentica, come la intesi dalla viva voce di quelle buone persone, vere devote della Vergine S.S.ma.

Siamo ai primi del secolo XVII°. Nel sacro Eremo di Montecucco, casa di Santi,per la vita austera e penitente, si trovava in quel tempo un Confratello, ricco di virtù e anche di doni soprannaturali, il quale nutriva una particolare devozione alla Madonna.

In tutti gli Ordini Religiosi, il culto alla Mamma del Cielo ha sempre avuto la parte maggiore nella vita spirituale. Tanta adunque era la devozione dell’umile Fraticello alla Vergine SS.ma, che volle riprodurla da sè, per averla sempre dinanzi, e maggiormente onorarla nella povera cella.

Prende un blocco di pietra staccato dall’alta rupe e incomincia a menar di scalpello. Era affatto ignaro dell’arte scultorea, ma questo non lo preoccupa! Egli agisce sotto l’impulso dell’ispirazione, che è quello di onorare e venerare la Madonna, finchè riesce a riprodurre l’Immagine insieme a quella del Figliuolo divino, che fa girare il braccio destro al collo della Madre. I piedi della Vergine posano sopra un gradino di pochi centimetri.

I visi sono rozzi e si riconosce a prima vista che lo scultore era profano all’arte scultorea. L’ornato a colori è buono, le tinte si sono ben conservate e fa risalto la trina in oro, che adorna l’orlo del manto, che avvolge la Madonna e le scende fino ai piedi, permettendo di vederne una parte. Il Bambino, nudo, ha la gamba sinistra piegata, e posa sul braccio sinistro della Mamma, avvolto da rozzo panno bianco.

Compiuto il difficile lavoro, l’umile Eremita avrà provata tutta la gioia e la compiacenza nel vedere raffigurato nel blocco inerte la persona della Vergine, con quella del Bambinello. I Monaci non seppero dirmi se la statuetta rimase nella cella del Monaco, finché dimorò nell’Eremo, o subito fu collocata nella Cappellina, che trovasi vicino al cancello d’ingresso alla clausura.

Chi visitava l’Eremo in quei tempi, dei nostri non men fortunati, era subito attratto dalla nuova Immagine, collocata nella nicchia dell’angusto tempietto, in atto d’invitare i suoi figli; e nessuno mancava d’innalzarle una preghiera, che partiva dal profondo del cuore. Nei nostri antenati, a buona memoria, era profondamente radicata la devozione alla Madonna più che non ai nostri. Praticavano l’astinenza e il digiuno rigoroso in tutte le feste anche senza il precetto. Avevano bene in mente un antico detto, venuto proverbio: “Quando la Madonna senti nominare, della vigilia non domandare”. Era un atto spontaneo, che tutti compivano come un dovere verso la gran Madre di Dio.

Si era sparsa e vieppiù si spargeva la fama delle grazie, che la Regina del Cielo elargiva ai suoi devoti, e ogni giorno cresceva il numero dei pellegrini. Quel continuo viavai di gente disturbava la quiete del S. Eremo, e forse i buoni Monaci risentivano di qualche disagio. Fu allora che un Superiore decise di donare il santo simulacro alla Parrocchia di Pascelupo, alle dipendenze della quale si trovava l’Eremo.

Grande fu la gioia del Parroco e dei buoni popolani, i quali accolsero l’offerta come un dono del Cielo. Parroco e parrocchiani processionalmente salgono all’umile e pio romitorio, ricevono dalle mani del Priore la statuetta e, tra i canti di landi sacre e gli evviva a Maria, ridiscendono per la medesima via. Giunti a un punto, in cui dovevano incamminarsi verso la propria Chiesa, il peso divenne improvvisamente così insopportabile, da non poter continuare il viaggio.

Provano ad indietreggiare e il peso ritornava allo stato di prima. Pensano allora a non interrompere il viaggio e il cammino si rende spedito. Vogliono proseguire alla volta di S. Felice, come il luogo più vicino all’Eremo, dopo Pascelupo, ma non sono capaci, tanto il peso diviene gravoso. Si volgono indietro e il peso scompare. Non rimane altro che Perticano, la dimora preferita dalla Vergine e a quel luogo dirigono i passi. Facile è il cammino e in breve trovano la meta.

La Madre del Cielo con il Figlio divino, raffigurata dal seguace di S. Romualdo, è nella Chiesa di S. Paterniano, che diviene centro per lungo tempo della devozione a Maria, al di cui cuore si dedicò l’altare, dove la statua venne riposta e invocata col titolo di “Madre di Misericordia” (Mater Misericordiae).

Quando internamente fu messa a nuovo la Chiesa e demoliti gli Altari, il Parroco costruì dalle fondamenta la Cappellina ad onore della Madonna, senza economia di denaro. La Vergine, dal suo trono di gloria, continuava a vegliare sopra i suoi figli e colmarli dellesue grazie. Nelle pubbliche e private calamità, tutti ricorsero a Lei, fiduciosi di essere esauditi e mai tornarono vane le loro preghiere.

I Pascelupani continuarono a chiamarla: “La Madonna Nostra”. I Perticanesi: “La Madonna di Montecucco. Questa è la tradizione che raccolsi alla mia venuta in questo luogo, e l’ho scritta perché passi ai posteri, se mai dovesse affievolirsi nel popolo, poco curante (alludo a questo di oggi) dei cari ricordi, tramandatici dai nostri Padri.

Durante il mese di maggio, nelle feste della Madonna, in occasione di qualche triduo, per ottenere grazie, il popolo canta una lode sacra, composta per la circostanza, che non credo fuor di luogo riportare:

“AVE, mirabil Vergine
aurora ognor serena,
Tu sei di grazia piena,
Sei Madre del Signor!

AVE, Ti disse l’Angelo!
La fronte inchina e prona,
Ave quaggiù risuona
Di mille voci ancor!

Ma se il saluto angelico
Ti fa si accetto allora
ti sia gradito ancora
Dal popol tuo fedel

Ti degna a noi rivolgere
Le tue materne luci,
O Madre ci conduci
Teco a gioir nel Ciel!”

Galleria fotografica 2016

I seguenti scatti sono stati realizzati in data 15 agosto 2016 nell’occasione della processione del paese.

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