Poesia di Cesare Terzoni: Sassoferrato La Perla Sentina

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[Sassoferrato la perla Sentina]

E’ l’omaggio che Cesare Terzoni indirizzò a Sassoferrato dopo il tragico periodo bellico. Il componimento Spazia con una certa vivacità poetico-popolare attraverso le vicende umane ed economiche di Sassoferrato dalla fine della seconda conflagrazione mondiale ( “Ma l’ultima gli pose la rovina/Avendola vilmente mutilata”) all’epopea della ricostruzione ( “La mano d’opra come una valanga/ Si dieron tutti alla ricostruzione”… “L’arrugginito vomero e indolente/ E’ ritornato lucido e tagliente”), dai cupi inizi degli anni Cinquanta (coincidenti con la chiusura della miniera di Cabernardi e di altri opifici) al desiderio di riscatto sociale che, in anni successivi, ha ricondotto il paese a nuova e florida vita politica civile ed economica. In tutti i testi qui pubblicati è evidenziata la cultura umanistica di questo autore autodidatta, appassionato di letteratura, di poesia e di mitologia ( “Tremò il Danubio, il Po, il Tamigi e il Reno”, “Dalle macerie delle Furie Ultrici/Risorsc palazzi ed edifici”, ecc.).

Sassoferrato la perla Sentina
Più volte dalle guerre funestata
Ma l’ultima gli porse la rovina
Avendola vilmente mutilata
Tremò la terra e tremò la marina
Dall’atomica l’aria avvelenata
Tremò il Danubio, il Po, il Tamigi e il Reno
Si strinsero le mamme i figli in seno.

E l’umano furor non venne meno
Finché la mente non si fu risanata
Quando nel sangue non ci fu più veleno
La pace sulla-terra è ritornata
L’agricoltura ritornò al terreno
La classe produttrice e bene armata
chi riprese l’aratro e chi la vanga
Che zolla senza seme non rimanga.

La mano d’opra come una valanga
Si dieron tutti alla ricostruzione
E all’insano furor mise la spranga
E nell’abisso irrificcò in prigione
Aditar che la miseria più non pianga
Gli orrori della triste opinione
Con il sorger della democrazia
L’uom per campar trovò la miglior via.

Tornò al nostro paese l’allegria
Confusa al gaudio e la vita serena
Ogni sposa ogni mamma umile e pia
Riabbraccia i figli, e al cuor non ha più pena
Vi fu qualche anno di buona armonia
Andavano gli affari a vela piena
Dalle macerie delle Furie Ultrici
Risorsero palazzi ed edifici.

Si passò col lavoro i di felici
Alla ricostruzione tutti pronti
Gli uomini ritornarono tutti amici
Restaurando Case Chiese e Ponti
Ebbe l’agricoltura buoni auspici
Tutta motorizzata piani e monti
L’arrugginito vomero e indolente
E’ ritornato lucido e tagliente.

Ma la sventura ancor fece dolente
Il popol degno di Sassoferrato
Che la zolfara si trovò impotente
Ed ebbe il suo prodotto terminato
Il pastificio chiuse il suo battente
Ed ebbe la finanza rovinato
Condusse l’operaio al miserere
Senza lavoro poco mangiare e bere.

Sassoferrato non volle tacere
Pronto con nuove industrie corrisponde
Officine meccaniche e cartiere
Fece arricchire le sentine sponde
Nell’arceviese gente di mestiere
Uomini e belle donne brune e bionde
Lavorano nella scarpetteria
Della più numerosa che ci sia.

Per mantener l’accordo e l’armonia
Padron ti dovrai un po’ più sbottonare
Perché altrimenti il gas e l’energia
Non tutti quanti si potrà pagare
La miseria è una brutta epidemia
Cerchiamola dal mondo scongiurare
Come si è fatto qui a Sassoferrato
Dove non trovi più un disoccupato.

Case e palazzi abbiamo fabbricato
Lungo il Sentino e lungo il Sangiurione
Ed i macelli ha quasi triplicato
E quasi c’è per tutti il vitellone
Che chi lavora sia ricoverato
Salubremente e a meglio condizione
Ed ormeggiato a nuovo un Ospedale
Per noi val dl più dl un grosso capitale.

Abbiamo un Loretelli generale
Abbiamo un Castellucci al Parlamento
L’uno pronto a impedir chi fa del male
L’altro alle nostre mutue sempre attento
Oggi l’agricoltura non sta più male
Ed il mezzadro vive più contento
Se non ha la coscienza proprio santa
Dal cinquantotto si piglia il sessanta.

Anche la nostra pulizia si vanta
Non ha troppo col popol più a che fare
Perché la civiltà più non si schianta
E l’ignoranza sembra che scompare
Si raccomanda poi attenzione tanta
A lui che suole in macchina viaggiare
Nel gelo nelle curve e nei sorpassi
Cagione eterna di mortali scassi.

Sassoferrato convien che io ti lassi
Che. devo rimontare l’Appennino
Dove muovevo un giorno i primi passi
Ma con la mente ti sarò vicino
Sperando che le furie dei Circassi
Restin lontano dal nostro confino
Ed al pari di Giotto e Raffaello
Nuovi pittori ti faran più bello.

  







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